Il tempo di un bidè

L'intelligenza è una categoria morale.

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Oggi dopo tantissimo tempo sono tornata tra i corridoi della mia università. Mi sono ritrovata ad aspettare per ore davanti a questo mobile che sta lì da sempre, e da sempre è pieno di vecchie scartoffie, fogli scritti a macchina, faldoni, vecchie riviste, pezzi di computer archeologici, libri privi di alcun interesse e polvere che nessuno toglie da circa quarant’anni. Ho immaginato cosa penserebbe, chessó, un tedesco, a vedere che in un’università pubblica ci sia una cosa del genere e so che sarebbe qualcosa di inconcepibile. Perché è lì? Perché nessuno toglie quelle cose o lo pulisce? Di chi è quella roba? La risposta non è data a sapersi.
Ma da italiana so benissimo qual è la risposta e anzi non mi pongo neanche là domanda.
Sono degli angoli di nessuno incastrati nei gangli del sapere pubblico e dell’amministrazione kafkiana che vi regna. E va bene così.
Ti voglio bene armadio dimenticato nel corridoio dell’università.

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Previsioni elettorali della mia filter bubble VS la realtà

Le previsioni elettorali della mia filter bubble VS la realtà:

– Potere al Popolo: 80,2 % (o anche: lunedì famo la rivoluzione, ci siamo tutti cazzo!!)
– CasaPound & Forza Nuova: 12 % (i fasci che aggiungo per spiarli e segnalarli)
– Berlusconi: 2 % (mio zio e qualcun altro)
– Salvini: 4 % (razzisti barotti che ho ancora tra gli amici della mia città di provenienza)
– Grillini: CHI??! Ma davvero c’è qualcuno che vota quella roba??
– Bonino: 1,8 % (amici liberal informati che si ritengono di sinistra ma che non sanno di non esserlo)
– PD e compagnia bella: Non pervenuti (neanche tra gli amici diessini più buonisti e riformisti che ricordavo di avere)

A voi la linea.

Considerazioni sull’ufficio elettorale

Entrare all’ufficio elettorale mentre fuori c’è la tormenta di neve è una strana sensazione: ti ritrovi di colpo catapultato nei lunghi corridoi di antichi edifici che probabilmente erano vecchie scuole ormai dismesse, con improvvisati uffici da campo dove, insieme ad una manciata di computer anteguerra, disoccupati cronici e avanzi di galera si improvvisano impiegati zelanti. Tutti sono felici di guadagnarsi du’ spicci partecipando alla battaglia democratica.
Primo pensiero: ma non ci doveva essere l’astensionismo?? Porca puttana, qua c’è una coda che sembra di essere al punto Snai all’ora delle corse dei cavalli.
Poi ci sono i cartelloni delle liste elettorali.
Ancora ad oggi, Bologna, addì 1 Marzo 2018, nonostante tutto, non riesco ad abituarmi a vedere il nome di Casini sulla riga del PD e compagnia bella; continua a farmi impressione.
Poi, il candidato di Potere al Popolo è un ragazzo nigeriano (bene!) mi raccomando, se volete votare per questo partito non confondetevi con “Il Popolo della Famiglia”, movimento politico interamente fondato sul NO GENDER NELLE SCUOLE! (WTF!?)

MORALE: “DOPO ESSERMI FATTA I CHILOMETRI A PIEDI SOTTO LA TORMENTA PER PRENDERE LA MINCHIA DI TESSERA ELETTORALE, SE VINCE SALVINI MI TRASFERISCO DAVVERO NEL KLONDIKE!” ho detto ad alta voce all’impiegato settantenne pelato con la coda i denti marci e le braccia tatuate con segni blu e alla lesbica camionista rasata sotto e spelacchiata sopra, che sono scoppiati a ridere così forte da sputazzarmi su tutti gli occhiali “Minchia sì! Anche noi!” hanno detto loro.
Grandi speranze.

 

Bologna. Sono ormai 153 giorni che nevica.
La città è in preda alla morsa del gelo, le strade sono deserte e silenziose, finalmente le fottute macchine non possono circolare, i portici bagnati diventano pericolose trappole mortali.
Noi, reclusi sulla cima della collina senza cibo nè wifi, ci nutriamo degli uccellini che si posano sul nostro balcone e della carne di renna essiccata sui termosifoni che non funzionano.
Il vicino di casa si è avventurato per la strada verso il centro usando i suoi cani per trainare la slitta che si è costruito con manici di mocio e cassette di legno della coop. Non sappiamo se ce la farà, ma l’attesa del suo ritorno tiene accesa in noi la speranza.
I bambini cominciano ad ammalarsi di difterite, ma dicono che Balto sia già su Via Toscana che trasporta la penicillina con lo spirito fiero e indomabile che lo contraddistingue.
A voi, che leggerete questa lettera, sempre che non l’avrò bruciata per scaldarmi, lascio questo messaggio d’amore e di speranza: non fate mai il trasloco d’inverno in una casa dove non funziona il riscaldamento e ricordatevi di tutti noi che abbiamo vissuto con onore e gloria quaggiù nel Klondike.

Oggi è il compleanno di mia mamma e le ho scritto questa lettera.
Per chi come me si dovesse trovare nella situazione di avere una mamma molto intelligente ma che non ha potuto studiare e ha bisogno di comunicare con un linguaggio semplice, ho pensato di condividerla con voi, per far arrivare anche alle nostre mamme certi messaggi di rispetto verso se stesse e nel rapporto con il mondo. Spero possa essere utile.

 

 

 

Cara mamma, oggi compi 54 anni e io sono lontana e non posso essere lì per darti un abbraccio e un bacio.
Ma ti voglio esprimere tutto l’amore che provo per te e festeggiare questo tuo nuovo traguardo della tua vita con una storia che è nel libro che ti ho regalato l’anno scorso “Donne che corrono coi lupi”.
La storia è quella della “pelle di foca”, che, come forse avrai capito, è una metafora che simboleggia la nostra anima e sono certa che ti possa essere di grande aiuto per capire tante cose, come lo è stato per me.
Questa favola parla del furto aggravato delle risorse e del tempo di ogni donna e di ogni uomo servile verso gli altri.
“Il mondo implora conforto, chiede i fianchi e i seni della donna. Mille mani sono tese, mille voci risuonano in cerca della nostra attenzione. Abbiamo talvolta l’impressione che, ovunque si volge lo sguardo, ci sia qualcuno o qualcosa nel mondo che ha bisogno, vuole, desidera.”

Ciascuna donna deve sapere quando è il momento di dire basta e dedicare del tempo al recupero delle energie della propria anima, altrimenti tutto in lei e fuori di lei perderà vigore, vitalità ed entusiasmo.
Perdiamo la pelle-anima (=la capacità di proteggerci e di riconoscere quello che è troppo o tropo poco per noi) lasciandoci troppo coinvolgere da quella parte di noi che si confronta continuamente con il mondo, diventando troppo esigenti, perfezioniste, o facendoci senza necessità martirizzare, o lasciandoci trascinare o abbandonandoci alla cura degli altri – per noi stesse, la famiglia, la comunità, il mondo – senza fare o dire nulla, o pretendendo di essere una fonte inesauribile per gli altri, o non facendo tutto il possibile per aiutare noi stesse.

Solo riconoscendo i propri bisogni e ascoltandoli si possono reintegrare nuove energie che ci permettono poi di essere ancora pronte per dedicarsi all’altro, al lavoro, alla casa, ai figli, alle amiche…

Per poter amare pienamente qualcun altro quando siamo in connessione profonda con noi stesse, la nostra natura, le nostre necessità è “meglio tornare a casa per un po’, anche se gli altri si irritano, che restare e peggiorare, fino a cadere a pezzi”.
Il ritorno a casa può venire frainteso dagli altri come una cosa egoista: in realtà è stato che prima si è dato troppo. Nel momento in cui la donna riesce a viversi momenti di pienezza – anche in solitudine – tornerà alla sua vita piena di gioia di fare e di essere.

Per capire queste cose e cominciare a farlo, non è mai troppo tardi.

Infatti il libro dice:”Ma a un certo punto, intorno ai vent’anni, o ai trenta, o più spesso ai quaranta, sebbene certe donne non siano veramente pronte che intorno ai cinquanta, o ai sessanta o addirittura ai settanta o ottant’anni, finalmente lasciamo che sia l’anima a prevalere.”

E poi ancora: “La donna stanca non è abituata a lasciare che gli altri prendano in mano i remi. Sa a memoria la litania: “I miei figli hanno bisogno di questo e di quello. Mio marito ha bisogno di me ecc.” Non si rende conto che sacrificando il suo bisogno di “tornare a casa” (è una metafora, un simbolo che significa tornare ai propri intimi bisogni dell’anima) insegna ai figli a fare da grandi gli stessi identici sacrifici.”
Le donne sono state schiave per secoli e sono abituate a fare sacrifici abnormi, sopportando fatica e dolore in silenzio. Ma questo non vuol dire che sia giusto, e se si vuole preservare la propria salute fisica e mentale bisogna riconoscerlo e agire di conseguenza.”

Come si fa a tornare a casa?

“Chiariamo che il ritorno a casa è molte cose diverse per donne diverse. Un mio amico, un pittore rumeno, sapeva che la nonna era nello stato del ritorno-a-casa quando si portava una sedia in giardino e seduta restava a guardare il sole con gli occhi spalancati. “E’ una medicina per i miei occhi, sappiatelo”, diceva. Le persone sapevano di non doverla disturbare o, se non lo sapevano, ci mettevano poco a scoprirlo. E’ importante capire che il ritorno a casa non costa necessariamente denaro. Costa tempo. Costa un forte atti di volontà dire: “Vado” e avere davvero l’intenzione di andare. Come raccomanda la mia cara amica Jean, potete affermare: “Per ora non ci sono ma tornerò”, e anche così tornare a casa.
Molti sono i modi per tornare a casa: alcuni profani, alcuni divini. I miei pazienti mi dicono che per loro questi sforzi profani costituiscono un ritorno a casa…ma, vi avverto, la collocazione precisa della porta cambia ogni volta e, questo mese, potrebbe trovarsi in un posto diverso dal mese scorso. Rileggere i brani di libri e poesie che ci hanno commosse. Passare anche soltanto pochi minuti in riva a un fiume, accanto ad un corso d’acqua o in una caletta. Sdraiarsi per terra nella luce che filtra fra gli alberi. Stare con la persona amata senza avere i bambini attorno. Sedere sotto il portico a sgranare, sbucciare o rammendare qualcosa. Camminare o guidare per un’ora e poi tornare. Prendere un autobus con destinazione ignota. Tamburellare con le dita ascoltando al musica. Salutare il sole che sorge. Raggiungere un posto dove le luci non interferiscono con il cielo notturno. Pregare. Stare con un amico speciale. Sedere su un ponte lasciando ciondolare le gambe. tenere in braccio un bambino piccolo. Sedere in un bar, accanto alla finestra, e scrivere. Sedere in una radura fra gli alberi. Asciugarsi i capelli al sole. Aprire le mani sotto la pioggia. Curare le piante e sporcarsi ben bene le mani di terra. Contemplare la bellezza, la grazia, la commovente fragilità degli esseri umani.
Dunque, non è necessariamente un viaggio arduo il ritorno a casa, ma non voglio farlo apparire troppo semplice, perchè forte è la resistenza a tornare a casa, che sia un’impresa facile o difficile.”

Ho pensato di scriverti questo, perchè tu ti sei sempre dedicata anima e corpo a salvare e curare il mondo: noi, i tuoi figli, papà, la Croce Rossa, la chiesa, tutti i tuoi utenti problematici e le loro storie terribili, la nostra casa, i tuoi fratelli, i tuoi nipoti e i tuoi genitori e anche la famiglia di papà. Hai sempre tenuto le redini di tutto e questo deve essere costato una quantità di fatica che io non riesco neanche ad immaginare. Ma adesso che noi siamo cresciuti, e che anche tu sei molto cresciuta, e che in casa hai più tempo per te, e che papà non sta bene e richiede molte energie, e che sei costretta a continuare a lavorare, penso che sia molto utile e bello per te “tornare a casa” più spesso e riprendere le energie di cui hai bisogno, che questo ti possa aiutare a stare meglio anche di salute e a non logorarti troppo e a vivere dei momenti in cui ritrovare la tua luce. Come quando ero piccola e suonavi la chitarra e io mi mettevo dentro la sua custodia ad ascoltarti. Sono alcuni dei momenti e dei ricordi più belli della mia vita.

Così, in questo giorno che si celebra la tua nascita in questo mondo, ti auguro di trovare il tuo modo di “tornare a casa” dentro di te. Ti assicuro che anche tutti noi ne saremo arricchiti.

Buon compleanno mamma,
ti voglio bene.

Tua Alice

 

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Buongiornissimo

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Sabato. C’è il sole e si sta tutti a ravanare tra i vestiti della montagnola.
Poi si prende la pizzetta e ci si siede in piazza a mangiarla al sole.
Certi rari momenti in cui la vita non ti chiede nulla più che di essere vissuta.

 

 

Vuoi mangiare fuori ma non vuoi uscire? Sei messo male! Sparati!

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